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martedì 31 maggio 2011

Noi ci siamo. Ora più che mai!!

All'indomani dei risultati delle Amministrative non possiamo fare altro che constatare che dietro quei risultati in turtta Italia ci siamo anche noi!! E che la nostra battaglia per i beni comuni deve essere stimolo alle nuove amministrazioni. Dobbiamo continuare ad impegnarci in vista del 12 e 13 giugno, per convincere più gente possibile che una nuova stagione di cambiamento può iniziare.
Nel rispetto dell'ambiente e della legalità, e con la garanzia pubblica della soddisfazione dei beni primari!
Votiamo SI ai referendum per dire NO alla speculazione!

domenica 15 maggio 2011

Disponibilità materiale

Abbiamo a disposizione molto materiale per il volantinaggio, da domani (lunedì 16) avremo a disposizione spillette e manifesti.
Chiediamo a chi ne avesse la possibilità di comunicarci la disponibilità per il volantinaggio in passeggiata la domenica, ai mercati e alla stazione.
Si avvicina la scadenza referendaria e bisogna impegnarsi al massimo!
Per comunicare con noi basta iscriversi al nostro gruppo (qua in alto) o commentare questo post.

VOTA SI!!!

mercoledì 11 maggio 2011

Appuntamenti

Domani, giovedì 12 maggio, saremo a volantinare per il SI ai referendum presso i mercati di Santa Marinella.
Chiunque volesse partecipare ci troverà lì in mattinata.

martedì 10 maggio 2011

L'acqua pubblica è l'antidoto al populismo

di Marco Bersani *

I referendum dei prossimi 12 e 13 giugno assumono una rilevanza strategica per la situazione politica e culturale del nostro Paese.
Con la vittoria del Sì al referendum contro il nucleare si porranno le basi non solo per fermare il folle rilancio di una produzione energetica obsoleta, dis-economica, dispregiativa dell'ambiente, della vita e del futuro, bensì per ridiscutere l'intera politica energetica basata su un modello «dissipatore, termico, centralizzato e militarizzato» a favore di un nuovo modello «conservativo, rinnovabile, territorializzato e democratico».
Ma sarà soprattutto con la vittoria dei 2 Sì ai referendum per la ripubblicizzazione dell'acqua che si sanzioneranno per la prima volta dopo due decenni le politiche liberiste attraverso un voto democratico e popolare.
Nello specifico del tema, con i due referendum sull'acqua si sancirà la fuoriuscita dell'acqua dal mercato e la fuoriuscita dei profitti dalla gestione del servizio idrico integrato, aprendo la strada per la definitiva ripubblicizzazione dello stesso e per la sua gestione partecipativa, democratica e socialmente orientata.
Una sorta di rivoluzione politica e culturale, che sancirà, ben oltre lo specifico dei temi oggetto della consultazione, alcune importanti novità: la crisi dell'ideologia privatistica che in questi decenni ha mercificato l'intera vita delle persone, consegnando diritti, beni comuni e servizi pubblici ai grandi capitali finanziari; la restituzione alla sovranità popolare del potere di decidere da parte di tutte e tutti su ciò che da sempre ci appartiene, ponendo le basi per una rifondazione della democrazia reale.
Tale è la densità politica che sottende i referendum del prossimo giugno che governo e poteri forti, sondaggi alla mano, rivelano il sacro terrore del voto popolare e si affannano in tutti i modi -decisamente maldestri - per annullarlo e/o depotenziarlo.
Perché ormai è chiaro a tutti che - in particolare attraverso l'esperienza dei movimenti per l'acqua - con il voto di giugno si possa riaprire in questo Paese una nuova stagione politica, che interroga e pone in discussione un intero modello economico, sociale e di democrazia.
Si tratta di contrapporre ad un'uscita dalla crisi voluta dai poteri forti economici e politici, nazionali ed europei, che persegue la consegna dei diritti del lavoro e dei beni comuni sociali e naturali ai capitali finanziari perché ne possano ricavare business garantiti e liquidità monetaria a carico dei cittadini, un'altra uscita dalla crisi che metta in discussione l'intero modello e che, a partire dalla riappropriazione sociale dei beni comuni, disegni un altro modo di produzione, un altro disegno di società, una nuova conformazione della decisionalità politica democratica.
Se il movimento per l'acqua è stato il primo a costruire un luogo di ricomposizione sociale che, sulla base delle decine di vertenze territoriali, è riuscito a costruire una grande vertenza nazionale fino a irrompere nell'agenda politica del Paese, con la vittoria referendaria diverse e analoghe strade possono riaprirsi per tutte le conflittualità ambientali e sociali tuttora aperte.
Non si tratta solo di costruire solidarietà e riconoscimento fra le diverse esperienze di lotta, quanto di risalire, attraverso la filiera di ciascuna di esse, ai nessi che le accomunano: in questa direzione, l'apertura di un processo "costituente" tra tutti i movimenti per i beni comuni potrebbe rappresentare un primo sostanziale passo da proporre nel prossimo autunno.
Ma l'originalità del movimento per l'acqua va ben oltre ed interroga direttamente le forme della politica e della democrazia in questo Paese: se tale movimento è riuscito in quasi dieci anni a costruire una reticolarità territoriale senza precedenti, a produrre un processo di inclusione che ne ha garantito la continua espansione, a costruire una vertenza nazionale che non ha avuto bisogno di alcuna rappresentanza delegata, né di alcuna leadership carismatica, è forse perché, oltre alla chiarezza degli obiettivi perseguiti, è riuscito a produrre una feconda - ancorchè perfettibile - esperienza di partecipazione democratica reale, dentro la quale il ruolo tradizionale e novecentesco della relazione tra associazioni-comitati-sindacati- forze politiche è stato ribaltato, consentendo l'apertura di luoghi plurali dentro i quali il metodo del consenso e la partecipazione diretta delle persone sono stati considerato elementi costituenti di una nuova soggettività sociale e politica.
Niente potrà essere più come prima anche da questo punto di vista: perché la vittoria referendaria porrà le basi per l'approfondimento della crisi della democrazia formale, basata su una falsa rappresentanza democratica e in realtà sottoposta all'asservimento agli interessi particolaristici di clan politico-economici spesso trasversali, e l'apertura di fronti plurali di rivendicazione di una nuova democrazia diretta a tutti i livelli, territoriale e nazionale.
In questo senso, i referendum di giugno sono la prima decisiva tappa di un processo ancora tutto da costruire, per dare intensità alla ribellione sociale contro un modello insostenibile, per dare un presente condiviso contro la solitudine competitiva, per disegnare un futuro comune contro
l'a-temporalità dispregiativa degli indici di Borsa.

*Attac Italia - Forum italiano dei movimenti per l'acqua

su Liberazione del 08/05/2011

lunedì 9 maggio 2011

Perché votare SI

Il 12 -13 giugno VOTA SI

Referendum per l’acqua

Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né trarne profitti.

Perché due quesiti?

vota SI’

per impedire la progressiva consegna ai privati dei servizi idrici in questo Paese, attraverso l’abrogazione della parte del testo di legge impone agli Enti Locali di affidare una percentuale non inferiore al 60% di tale gestione a soggetti privati.

vota SI’

per impedire che si facciano profitti sull’acqua e determinare, quindi, una immediata riduzione della tariffa pagata da ogni cittadino, attraverso l’abrogazione di quella parte dell’articolo sulla norma tariffaria che dispone che la tariffa per il servizio idrico sia determinata tenendo conto della “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

Referendum per il nucleare

vota SI

per fermare la costruzione sul territorio nazionale di centrali nucleari che non possono in nessun caso garantire la sicurezza né nella fase di attività, né in quella di dismissione, né nella gestione delle scorie.
Le centrali atomiche rappresentano il passato per il resto del Mondo, proiettato verso l’economia sostenibile.

Abbiamo bisogno anche di te. Andiamo
tutti a votare per raggiungere il quorum

Comitati Sì al Referendum di S. Marinella:
http://sireferendumsantamarinella.blogspot.com

sabato 30 aprile 2011

Così impediremo lo scippo dei referendum

di Tommaso Sodano
Ipocrisia, furbizia e indecenza sono le espressioni che vengono alla mente dopo le ultime iniziative del Governo e le dichiarazioni di Berlusconi sul nucleare e sui Referendum.
Mercoledì della scorsa settimana il Senato ha approvato un emendamento del Governo, all'interno del decreto legge "Omnibus", con l'obiettivo dichiarato di evitare il referendum sul nucleare. Ora il testo deve essere approvato dalla Camera (senza modifiche, altrimenti tornerebbe al Senato) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Solo a quel punto l'Ufficio centrale sui Referendum della Cassazione dovrà decidere se i quesiti referendari sono stati assorbiti o meno dalle modifiche legislative. La scadenza del decreto è il 30 maggio e quindi, anche considerando una corsia preferenziale al testo, ragionevolmente si avrà la certezza sullo svolgimento del Referendum a fine maggio, primi di giugno, dunque a pochissimi giorni dal voto. Ma il testo dell'emendamento non è chiaro e la partita Referendum è tutta da giocare. Del resto, a dirimere i dubbi sulla effettiva volontà e strategia del Governo ci ha pensato lo stesso Berlusconi, nel corso del vertice italo-francese, dichiarando che «la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di tranquillizzarsi : un referendum ora porterebbe ad uno stop per anni del nucleare in Italia».
Dunque, sondaggi alla mano, si vuole evitare l'espressione popolare sabotando i Referendum. Berlusconi ha detto testualmente che «se andassimo oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe possibile per molti anni a venire. Il governo quindi, responsabilmente, ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e magari, dopo un anno o due, si possa ritornare ad avere un'opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all'energia nucleare»: un vero attacco alla democrazia e alla libera espressione della volontà popolare, a cui strumentalmente si rifà spesso il Cavaliere.
Davanti a tale arroganza e spregio delle regole democratiche bisogna mantenere alta l'attenzione e continuare la campagna referendaria, intrecciandola con le elezioni amministrative per chiedere con forza il mantenimento dei quesiti referendari non essendo stato assorbito, nel testo approvato, lo spirito di quei quesiti: un no netto e chiaro al ritorno del nucleare nel nostro Paese.
Ed ovunque bisogna presentare ordini del giorno per far esprimere nei Consigli Comunali la dichiarazione di "Comune denuclearizzato", e dove si rinnovano i Consigli far diventare il "No al Nucleare" una pregiudiziale programmatica .
Il testo, come si diceva, non incarna lo spirito referendario e le dichiarazioni maldestre di Berlusconi potrebbero indurre la Cassazione a ritenere che siamo davanti ad una " frode del legislatore" ed a trasferire il referendum sulle nuove norme. Dunque la partita è tutta aperta. Ma, come è emerso nei giorni scorsi, oltre al nucleare il governo vuole mettere le mani anche sui due quesiti sull'acqua pubblica. Al momento non ci sono ancora iniziative legislative, tuttavia il Ministro Romani, il sottosegretario Saglia e altri esponenti del PdL stanno brigando per far decadere anche questo quesito referendario. L'idea su cui sta lavorando il Governo riguarderebbe il passaggio della responsabilità delle tariffe dell'acqua ad un'Authority ( su questo c'è scontro di potere nel Governo intorno a chi affidare la competenza, tra Ministero dello sviluppo economico e Ministero dell'Ambiente) .
Sull'acqua avranno maggiori difficoltà per la complessità della materia oggetto del referendum. Perché oltre al tema della tariffa sono in discussione anche le norme che riguardano il ciclo integrato delle acque e la sua gestione, su cui difficilmente potranno mettere mano in tempi così stretti. Ma è evidente che il Governo si sta muovendo per creare confusione e spostare l'attenzione su aspetti diversi della questione posta dal quesito referendario. Fa un certo effetto sentire il Governo "sensibile" al problema della rete di distribuzione che perde mediamente il 47% dell'acqua immessa, con punte del 70-80 % al Sud, attribuendo questa situazione alla gestione pubblica. Un tema su cui da anni chiediamo insieme al Comitato per l'acqua pubblica un grande e straordinario intervento di riqualificazione delle reti, ma che esula dall'obiettivo del Referendum che vuole cancellare le norme che porterebbero entro l'anno alla privatizzazione dell'acqua in Italia.
L'obiettivo del Governo è di far saltare il quorum il 12 e 13 giugno, sia per proteggere i poteri economici forti del nucleare e delle multinazionali che vogliono mettere le mani sull'acqua, sia per salvare, ancora una volta, Berlusconi dall'altro tema oggetto di referendum, quello relativo al legittimo impedimento.
L'aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini e la spregiudicata manipolazione delle regole democratiche richiama tutte le opposizioni al dovere di costruire una straordinaria mobilitazione nel Paese. Dobbiamo continuare la campagna referendaria senza farci condizionare dalle sirene governative, anzi utilizzando "gli imbrogli" del governo per accrescere l'indignazione e trasformarla in partecipazione attiva verso il raggiungimento del quorum e l'affermazione dei "Si".

su Liberazione del 29/04/2011

sabato 23 aprile 2011

Anche noi in piazza il 25 aprile

Il Comitato per il si ai referendum di Santa Marinella aderisce convintamente alla celebrazione del 25 aprile presso il monumento ai caduti in piazza Unità d'Italia.
Difendere i beni comuni significa anche difendere i valori comuni su cui si basa la nostra democrazia a partire dalla Costituzione, nata dalla Guerra di Liberazione, che ci permette attraverso lo strumento referendario di esprimerci anche contro la privatizzazione dell'acqua e il ritorno al nucleare.
Appuntamento quindi lunedì alle 10.30